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Niccolò Copernico
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Niccolò Copernico (in latino Nicolaus Copernicus; in polacco Mikołaj Kopernik, IPA [miˈkɔwaj kɔˈpɛrɲik]; in tedesco Nikolaus Kopernikus; Toruń, 19 febbraio 1473Frombork, 24 maggio 1543) è stato un astronomo, matematico e prete polacco; laureato in diritto canonico presso l'Università degli Studi di Ferrara il 31 maggio 1503, è famoso per avere propugnato, difeso e alla fine promosso la prova del sistema eliocentrico contro il sistema geocentrico fino ad allora sostenuto in Europa.

Benché non fosse stato il primo a formulare tale teoria, fu lo scienziato che più rigorosamente riuscì a dimostrarla tramite procedimenti matematici. Copernico fu anche mwcqecclesiastico, mwcggiurista, mwcwgovernatore e mwdamedico.

Contents

Opere
Note

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Biografia

Niccolò Copernico nacque a mweaToruń, in mweqPolonia, nella mwegPrussia reale il 19 febbraio 1473. Il padre, Niklas Koppernigk (Mikołaj Kopernik in polacco), era un mercante polacco di mwewlingua tedesca,cite-ref-hockey462-1-0[1]cite-ref-2[2]cite-ref-3[3] nato e cresciuto a mwiaCracovia da una famiglia originaria di mwiqKoperniki, un villaggio nel mwigdistretto di Nysa (in mwiwSlesia), mentre la madre, Barbara Watzenrode, era una nobildonna di ascendenza tedesca,cite-ref-hummel40-4-0[4] nata e cresciuta a mwkaThorn da un illustre casato originario di mwkqSchweidnitz (Świdnica); era di madrelingua tedesca e conosceva il polacco ed il latino.cite-ref-davies20-1-5-0[5]cite-ref-hummel41-6-0[6]cite-ref-7[7]cite-ref-8[8]cite-ref-9[9] Quindi Copernico era di famiglia polacca-tedesca, che viveva in uno stato autonomo governato dal re polacco, per cui godeva della cittadinanza polacca.cite-ref-plato-stanford-10-0[10] Tuttavia, non si considerava né tedesco né polacco, bensì mwqgprussiano.cite-ref-davies20-2-11-0[11]cite-ref-friedrich-12-0[12]cite-ref-borawska-13-0[13]

Presto mwvqorfano di entrambi i genitori, venne adottato insieme ai fratelli dallo mwvgzio materno, mwvwLucas Watzenrode, che nel 1489 venne nominato mwwavescovo della mwwqVarmia (regione chiamata in tedesco Ermland e perciò in italiano anche Ermia). Nel 1491 Copernico entrò all'mwwgUniversità di Cracovia, dove conobbe il matematico mwwwJacob Köbel, con cui mantenne i rapporti anche negli anni successivi, come riportato dal suo biografo, Simon Starowolski, nel 1627. Di questo periodo, e del suo approccio all'mwxaastronomia, ci restano alcune sue entusiastiche descrizioni in testi oggi raccolti nella mwxqbiblioteca di mwxgUppsala. Dopo quattro anni e un breve soggiorno a mwxwToruń, venne in mwyaItalia, dove studiò mwyqdiritto presso l'mwygUniversità di Bologna ed ebbe come maestro anche il noto umanista mwywUrceo Codro.

A Bologna incontrò mwzqDomenico Maria Novara, già celebre astronomo, che ne fece il suo allievo e uno dei suoi più stretti collaboratori. Con il suo maestro, mentre studiava diritto civile a Ferrara, Copernico fece le prime osservazioni astronomiche nel 1497. Nello stesso anno lo zio fu nominato vescovo di Ermiacite-ref-14[14] e Copernico canonico, cioè appartenente alla Congregazione riformata dei Canonici Agostinianicite-ref-15[15]; il giovane si diresse a mwbgRoma, dove osservò un'mwbweclissi e dove tenne lezioni di astronomia o di matematica. Soltanto nel 1501 sarebbe andato a "prendere servizio" a Frauenburg (oggi Frombork), ma vi si trattenne per il solo tempo necessario a ottenere il permesso di tornare in Italia al fine di completare la sua formazione. Studiò a mwcaPadova (con mwcqFracastoro e mwcgGaurico) e a mwcwFerrara (con mwdaGiovanni Bianchini).

Durante i suoi soggiorni italiani imparò il mwdggreco, riuscendo così a leggere in lingua originale le opere degli autori classici, in particolare quelle di mwdwTolomeo, uno dei padri del mweamodello geocentrico. Pubblicò anche una traduzione in latino delle epistole morali del famoso storico bizantino mweqTeofilatto Simocatta, vissuto al tempo dell'imperatore mwegEraclio (VII secolo). Nel 1503 si laureò in mwewdiritto canonico all'Università degli Studi di Ferrara e si suppone che lì abbia letto gli scritti di mwfaPlatone e di mwfqMarco Tullio Cicerone circa le opinioni degli antichi sul movimento della mwfgTerra. A mwfwFerrara dunque si ipotizza che possa avere avuto la prima illuminazione per lo sviluppo delle sue intuizioni. Dal 1504 cominciò infatti a raccogliere le sue osservazioni e le riflessioni che stavano per portarlo a formare la sua teoria.

Lasciata l'Italia, tornò a Frauenburg, dove divenne membro del Capitolo di mwhwVarmia, interessandosi di riforme del mwiasistema monetario e sviluppando alcuni studi di mwiqeconomia politica che lo portarono a enunciare in anteprima alcuni principi, poi riassunti nella nota mwigLegge di Gresham. Nel 1516 ricevette dal Capitolo l'incarico di amministratore delle terre attorno alla città di Allenstein (oggi mwiwOlsztyn), e in tale veste si interessò di questioni di mwjacatasto, mwjqgiustizia e mwjgfisco. Nel castello di Olsztyn, dove passò quattro o cinque anni, fece alcune osservazioni importanti e scrisse una parte della sua opera principale mwjwmwkaDe Revolutionibus orbium coelestium. È proprio in questo castello che si trova tuttora l'unica traccia visibile della sua attività scientifica: una tabella che fece alla parete di una loggia che gli serviva per osservare il moto apparente del mwkqSole attorno alla Terra. Copernico fu anche un rappresentante commerciale del Capitolo e un mwkgdiplomatico per conto dello zio vescovo.

Nel 1514 distribuì ai suoi amici alcune copie del mwnamwnqCommentariolus, breve trattato in cui presentava le sue innovative teorie sulla struttura del cosmo e sul moto dei pianeti, della mwngLuna e del Sole ed esplicitava i sette postulati su cui si fonda la sua teoria eliocentrica. Sin dal suo primo apparire l'opera ebbe immediata notorietà negli ambienti accademici di mezza Europa. Da molte parti del continente gli pervennero infatti pressanti inviti a pubblicare i suoi studi, ma Copernico, non senza ragione, temeva la prevedibile reazione che le sue idee, per certi versi destabilizzanti, avrebbero potuto suscitare. Non mancarono, però, pressioni a favore di una pubblicazione del lavoro di Copernico, come testimonia una lettera del mwnwcardinale di mwoaCapua mwoqNiccolò Schomberg, che lo sollecitò a comunicare la sua scoperta agli studiosi e in particolare domandò di potere avere egli stesso una copia di tale lavoro, offrendosi di pagare di persona tutte le relative spesecite-ref-16[16].

Il lavoro, in realtà, era ancora in via di completamento ed egli ancora non aveva preso la determinazione di darlo alle stampe quando, nel 1539, mwpwGiorgio Gioacchino Retico, nominato pochi anni prima professore a mwqaWittenberg, su sollecitazione di mwqqFilippo Melantonecite-ref-17[17], giunse a mwrgFrauenburg. Retico stette due anni a contatto con Copernico come suo allievo, e nel 1540 pubblicò nel suo testo mwrwNarratio prima l'essenza degli studi che Copernico andava sviluppando.

Nel 1543 Retico pubblicò con il nome di Copernico un trattato di mwsqtrigonometria (poi incluso nel secondo libro del mwsgDe revolutionibus) e insistette presso quello che ormai era divenuto il suo maestro per la pubblicazione del lavoro. Copernico finalmente vi acconsentì, anche per effetto delle reazioni, talune favorevoli, altre dubbiose o contrarie, ma in genere tutte di grande interesse, e affidò il testo al suo fraterno amico mwswTiedemann Giese, vescovo di mwtaChełmno, perché lo consegnasse a Retico, che lo avrebbe fatto stampare a mwtqNorimberga.

Vuole la leggenda che Copernico morente ne abbia ricevuta la prima copia il giorno in cui sarebbe morto, e taluno scrisse che, avendogliela alcuni amici messa fra le mani, lui incosciente, si sia risvegliato dal mwtwcoma, abbia guardato il libro e, sorridendo, si sia spento.

Il lavoro di Copernico apparve con una breve prefazione non firmata, scritta da mwuqAndrea Osiander, cui il Retico, partito per Lipsia, aveva chiesto aiuto per portare a termine la pubblicazione. In tale prefazione, Osiander si preoccupò (mistificando il pensiero di Copernico) di sottolineare come l'autore intendesse il suo modello come una semplice costruzione matematica, utile ai calcoli, ma non necessariamente corrispondente al vero. Essendo la prefazione anonima, fu per lungo tempo intesa essere stata scritta dallo stesso Copernico. mwugGiordano Bruno, uno dei primi difensori e promotori del sistema copernicano, definì Osiander un "asino ignorante e presuntuoso".

Fu sepolto nella cattedrale di mwvaFrombork nel 1543cite-ref-18[18], in un punto per secoli non più identificabile. Nel 2005 archeologi polacchi iniziarono ricerche al di sotto del pavimento della cattedrale, rinvenendo infine una sepolturacite-ref-19[19]. Applicando tecniche di mwxqmedicina legale, tra cui la comparazione del mwxgDNA prelevato dai resti umani con quello rinvenuto in alcuni capelli di Copernico trovati dentro i suoi libri, nel 2008 i ricercatori hanno potuto affermare con sicurezza di avere rinvenuto il corpo dell'astronomo.cite-ref-20[20]cite-ref-21[21]cite-ref-22[22]

Il 22 maggio 2010, dopo che i suoi resti avevano viaggiato per alcune settimane attraverso la mw1aPolonia, Copernico fu solennemente sepolto con onore nella cattedrale di Frombork. Una lapide in granito nero lo identifica come il fondatore della teoria eliocentrica. La mw1qlapide reca una rappresentazione del modello copernicano del sistema solare, con un sole d'oro.

In suo onore è stato dato il nome all’elemento 112, il mw1wcopernicio.

Il sistema eliocentrico copernicano

Il nucleo centrale della teoria di Copernico, l'essere il Sole al centro delle orbite degli altri mw2gpianeti, e non la Terra, fu pubblicato nel libro mw2wmw3aDe revolutionibus orbium coelestium (Sulle rivoluzioni delle sfere celesti) l'anno della sua morte. Il libro è il punto di partenza di una conversione dottrinale dal sistema geocentrico a quello eliocentrico e contiene gli elementi più salienti della teoria astronomica dei nostri tempi, compresa la corretta definizione dell'ordine dei pianeti, della rotazione quotidiana della Terra intorno al proprio asse, e della mw3qprecessione degli equinozi.

Le teorie di Copernico non erano però senza difetti, o almeno senza punti che in seguito si sarebbero rivelati fallaci, come per esempio l'indicazione di movimenti circolari dei pianeti, anziché ellittici, e la necessità degli eccentrici e mw4wepicicli. Diversamente da quanto si diceva a quel tempo, per mantenere un livello di precisione paragonabile a quello del sistema tolemaico, erano necessari a Copernico più "cerchi" di quelli di Tolomeo.cite-ref-23[23] Il numero esatto dei "cerchi" è inizialmente di 34 (nella sua prima esposizione del sistema, contenuta nel mw6aCommentariolus), ma raggiunge la cifra di 48 nel mw6qDe revolutionibus, secondo i calcoli di Koestler. Invece, il sistema tolemaico non ne utilizzava 80, come affermato da Copernico, bensì solamente 40, secondo la versione aggiornata del 1453 del sistema tolemaico da parte di mw6gPeurbach. Lo storico della scienza Dijksterhuis fornisce altri dati, ritenendo che il sistema copernicano utilizzasse solo cinque "cerchi" in meno di quello tolemaico. L'unica differenza sostanziale, pertanto, consisteva esclusivamente nell'assenza degli mw6wequanti nella teoria copernicana.cite-ref-24[24] Comunque, questi errori rendevano i risultati concreti degli studi, come per esempio le previsioni delle mw8aeffemeridi, non più precisi di quanto non fosse già possibile ottenere con il sistema tolemaico.

L'obiezione più efficace all'universo copernicano era però il problema delle dimensioni delle stellecite-ref-25[25]. Secondo i modelli geocentrici dell'universo le stelle si trovano poco oltre i pianeti; in questa situazione le loro dimensioni stimate con un semplice calcolo geometrico non risultavano troppo diverse da quelle del Sole. Con la teoria eliocentrica di Copernico le stelle dovevano essere estremamente lontane e quindi, applicando lo stesso sistema di calcolo, risultavano esageratamente grandi, di dimensioni pari a migliaia di volte quelle del Sole.

Un critico particolarmente severo fu l'astronomo e alchimista danese mw9wTycho Brahe, che nel 1588 pubblicò una versione aggiornata del sistema geocentrico, una sorta di compromesso tra mw-aTolomeo e Copernico: Sole, Luna e stelle orbitavano intorno alla Terra, mentre i pianeti orbitavano intorno al Sole. Questa teoria superava il problema della dimensione delle stelle, rendendole confrontabili con quelle del Sole. Un altro aspetto della teoria di Copernico che lasciava perplesso Tycho Brahe era la mancanza (per la scienza dell'epoca) di una spiegazione fisica dei movimenti terrestri: quale forza poteva fare ruotare una pesantissima sfera di roccia, polvere e acqua, del diametro di migliaia di miglia, intorno al Sole? Per queste apparenti contraddizioni e incertezze (superate solo cento anni dopo con la fisica mw-qnewtoniana e duecento anni dopo con la scoperta del particolare comportamento della luce quando entra in una pupilla o in un mw-gtelescopio), molti importanti astronomi per lungo tempo non riconobbero la teoria copernicana. Tuttavia la nuova teoria eliocentrica impressionò grandi scienziati come mw-wGalileo e mw-aKeplero, che sul suo modello svilupparono correzioni ed estensioni della teoria.

Il sistema copernicano può sintetizzarsi in sette assunti, così come dal medesimo autore enunciati in un compendio del mwaqmDe revolutionibus ritrovato e pubblicato nel 1878. Steso tra il 1507 e il 1512, nel mwaqqNicolai Copernici de hypothesibus motuum coelestium a se constitutis commentariolus, Copernico presentò le sette mwaqupetitiones (cioè i sette postulati della teoria) che dovevano dare vita a una nuova astronomia:

1. Non vi è un unico punto centro delle orbite celesti e delle sfere celesti.
2. Il centro della Terra non è il centro dell'mwaqkUniverso, ma solo il centro della massa terrestre e della sfera lunare.
3. Tutte le sfere ruotano attorno al Sole, che quindi è in mezzo a tutte, e il centro dell'Universo si trova vicino a esso.
4. Il rapporto della distanza tra il Sole e la Terra con l'altezza del firmamento, è tanto più piccolo di quello tra il raggio della Terra e la distanza di questa dal Sole, che, nei confronti dell'altezza del firmamento, tale distanza è impercettibile mwaqw(non viene quindi percepito alcun movimento apparente nelle stelle fisse).
5. Qualsiasi movimento appaia nel firmamento non appartiene a esso, ma alla Terra; pertanto la Terra, con gli elementi contigui, compie in un giorno un intero giro attorno ai suoi poli fissi, mentre il firmamento resta immobile, inalterato con l'ultimo cielo.
6. Qualunque movimento ci appaia del Sole, non appartiene a esso, ma dipende dalla Terra e dalla nostra sfera, insieme alla quale noi ruotiamo intorno al Sole come qualsiasi altro pianeta, e così la Terra compie più movimenti.
7. Per i pianeti appare un moto retrogrado e un moto diretto; ciò in realtà non dipende da loro, ma dalla Terra; pertanto, il moto di questa sola basta a spiegare tante irregolarità celesti.

Queste asserzioni rappresentavano l'esatto opposto di quanto affermava la mwareteoria geocentrica, allora comunemente accettata. Esse mettevano quindi in discussione tutto il sistema di pensiero allora prevalente in filosofia e religione.

Copernico fu molto attento a non assumere atteggiamenti rivoluzionari, né con la sua condotta di vita, né nelle sue opere. Da buon umanista ricercò nei testi dei filosofi antichi un nuovo metodo di calcolo per risolvere le incertezze degli astronomi. Egli costruì una nuova cosmologia partendo dagli stessi dati dell'astronomia tolemaica e rimanendo ancorato ad alcune tesi fondamentali dell'aristotelismo: 1) perfetta sfericità e perfetta finitezza dell'Universo; 2) immobilità del Sole data dalla sua natura divina; 3) centralità del Sole dovuta a migliore posizione da cui "può illuminare ogni cosa simultaneamente" (Copernico).

La presunta maggiore semplicità e armonia del sistema (argomenti con cui Copernico e il discepolo mwarqGiorgio Gioacchino Retico difendevano la visione copernicana) era però più apparente che reale. Per non contraddire le osservazioni Copernico fu costretto a non fare coincidere il centro dell'Universo con il Sole, ma con il centro dell'orbita terrestre; dovette reintrodurre epicicli ed eccentrici, come Tolomeo; dovette attribuire alla Terra, oltre al moto di rivoluzione attorno al Sole e a quello di rotazione attorno al proprio asse, un terzo moto (mwarudeclinationis motus), per rendere conto dell'invariabilità dell'asse terrestre rispetto alla sfera delle stelle fisse.

Benché all'epoca di Copernico il sistema eliocentrico e quello geocentrico fossero sostanzialmente equivalenti in termini di complessità e di capacità predittiva, il grande vantaggio del sistema copernicano fu l'eliminazione di un mwarcepiciclo dalle orbite di tutti i pianeti. Nel sistema copernicano questo epiciclo è dovuto al fatto che le orbite sono osservate dalla Terra, la quale a sua volta gira attorno al Sole. L'osservazione che i pianeti hanno un epiciclo in comune, dovuto all'orbita della Terra, apriva tra l'altro la possibilità di misurare le distanze dei pianeti dal Sole (o, meglio, il loro rapporto con il raggio dell'orbita terrestre) con il metodo della mwargparallasse. Copernico volle anche eliminare l'equante di Tolomeo; poiché le orbite sono ellittiche, tuttavia, dovette comunque introdurre degli epiciclicite-ref-26[26]. Solo con Keplero questi ultimi non saranno più necessari.

Copernico sostituiva Tolomeo e migliorava l'mwar4Almagesto sul piano dei calcoli, ricorrendo a una raffinata matematica mwar8pitagorica e conservando il presupposto metafisico della perfetta circolarità dei moti celesti. Nel passato di Copernico non c'è traccia di molti elementi a fondamento della "rivoluzione astronomica", ciononostante il mwasaDe revolutionibus, pur non presentandosi come un testo rivoluzionario, aprì questioni che fecero franare, a causa del suo già instabile equilibrio, l'intero sistema tolemaico.

Opere

• mwasqNicolai Copernici mwasuDe hypothesibus motuum coelestium a se constitutis commentariolus (mwasyCommentariolus), manoscritto, 1507-1512.
• mwasgmwaskDe revolutionibus orbium coelestium (Sulle rivoluzioni dei corpi celesti), Norimberga 1543.

Edizioni

• mwas0(LA) De revolutionibus orbium coelestium, Amsterdam, Willem Jansz Blaeu, 1617.
• mwas8(LA) De revolutionibus orbium coelestium, Nürnberg, Johann Petreius, 1543.

Traduzioni italiane

• mwatmDe Revolutionibus Orbium Caelestium. La costituzione generale dell'universo, A cura di Alexandre Koyré, Collana Piccola Biblioteca.Testi, Milano, Einaudi, 1975.
• mwatuOpere, Collana Classici della scienza, Torino, UTET, 1979.
• mwatcAutografi di Niccolo Copernico, Firenze, 1879.

Note

cite-note-hockey462-11. Thomas Hockey, Virginia Trimble, Thomas R. Williams, Katherine Bracher, Richard A. Jarrell, Jordan D. MarchéII, JoAnn Palmeri, Daniel W. E. Green, mwat4The Biographical Encyclopedia of Astronomers, Springer, 2014, ISBNmwaua 978-1-4419-9916-0, p. 462, mwaueCopernicus’ father, also named Nicholas, was a German-speaking merchant in the Hanseatic town of Torun [..]
cite-note-22. mwauuJohn Freely, mwauymwaucmwaugmwaukCelestial Revolutionary: Copernicus, the Man and His Universemwauo, I.B. Tauris, 2014, p.mwaus mwauw9, mwau0ISBNmwau4 9789004183629. mwave«mwaviHe was named after his father, Niklas Koppernigk, but afterwards followed the academic custom of the time and Latinized his name as Nicolaus Copernicus. The Koppernigk family were originally German-speakers who migrated eastward to the province of Silesia in the thirteenth century, settling in the town known today as Koperniki, in present-day southeast Poland, close to the Czech border.»
cite-note-33. Neagu Djuvara, mwavyCivilizations and Historical Patterns, Editura Humanitas, 2019, ISBNmwavg 978-973-50-6619-2, p. 167, mwavk[..] his father, Niklas Koppernigk, was a merchant in Cracow, a city where the bourgeoisie was still predominantly German in the XVth century
cite-note-hummel40-44. Charles E. Hummel, mwav0The Galileo Connection, InterVarsity Press, 1986, ISBNmwav8 978-0-87784-500-3, p. 40.
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cite-note-hummel41-66. Charles E. Hummel, mwaw8The Galileo Connection, InterVarsity Press, 1986, ISBNmwaxe 978-0-87784-500-3, p. 41, mwaxiCopernicus studied and wrote in Latin, spoke German and had a basic knowledge of Polish
cite-note-77. mwaxyAndré Goddu, mwaxcmwaxgCopernicus and the Aristotelian Tradition: Education, Reading, and Philosophy in Copernicus's Path to Heliocentrism, Brill, 2010, p.mwaxk mwaxo9, mwaxsISBNmwaxw 9789004183629. mwax8«mwayaGerman was the commercial language used in Royal Prussia, and so he almost certainly spoke German at home, although he likely had some acquaintance with Polish»
cite-note-88. mwayqOwen Gingerich e James MacLachlan, mwayumwayyNicolaus Copernicus: Making the Earth a Planet, Oxford University Press, 2005, p.mwayc mwayg35, mwaykISBNmwayo 978-0195161731. mway0«mway4Lectures at the University of Bologna began near the end of October. Nicolaus found the organization very different from that at Cracow. Students were placed in various "nations" according to their native language. Nicolaus enrolled in the German nation.»
cite-note-99. mwazi(mwazmmwazqFR) Simone Mazauric, mwazumwazyHistoire des sciences à l'époque moderne, Armand Colin, 2009, mwazcISBNmwazg 978-2-200-34521-1. mwazs«Nicolas Copernic est né le 19 février 1473 à Torun (Thorn) en Pologne, dans une famille germanophone, ce qui explique que Copernic ait été fréquemment désigné, au moins jusqu’au XIXe siècle, comme astronome allemand.»
cite-note-plato-stanford-1010. mwaz8Sheila Rabin, mwaaamwaaeNicolaus Copernicus, su mwaaiStanford Encyclopedia of Philosophy. mwaaq«mwaauThus the child of a German family was a subject of the Polish crown»
cite-note-davies20-2-1111. mwaakNorman Davies, mwaaoGod's playground. A History of Poland in Two Volumes, II, Oxford University Press, 2005, p.mwaas 20, mwaawISBNmwaa0 978-0-19-925340-1. mwaba«mwabeAs a native of Royal Prussia, he never admitted to anything other than local patriotism, whereby he described himself as a 'Prussian'. [...] Taking everything into consideration, there is good reason to regard him as both a German and as a Pole: and yet, in the sense that modern nationalists understand it, he was neither. »
cite-note-friedrich-1212. mwabuKarin Friedrich, mwabymwabcThe Other Prussia: Royal Prussia, Poland and Liberty, 1569-1772, Cambridge University Press, 2000, p.mwabg mwabk217, mwaboISBNmwabs 978-0-521-58335-0. mwab4«mwab8Prussians were neither Germans nor Poles. The Prussian nation defined itself politically as a community of citizens who embraced the constitutional agenda of the multinational Commonwealth [...].»
cite-note-borawska-1313. mwacmTeresa Borawska, mwacqmwacuRoyal Prussia: the homeland of Nicolaus Copernicus, su mwacycopernicus.torun.pl, Nicolaus Copernicus University. mwacg«mwackNicolaus Copernicus was a son of Royal Prussia [...]. [...] Regardless of ethnic differences, social background or language used, the inhabitants called themselves ‘Prussians’ and were aware of the individuality of their ‘state’ within the Polish Kingdom.»
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Bibliografia

Fonti

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Collegamenti esterni

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